La poesia, l’irriducibile bellezza di Taranto, è racchiusa in due giornate che si ripetono a cadenza regolare ogni anno: il giovedì e il venerdì santo, quando si svolgono i sacri riti dei misteri cristiani, preludio e intermezzo della Santa Settimana di Pasqua. Dalla domenica delle Palme, sino alla domenica di Pasqua, Taranto vive per i Riti della Settimana Santa. Una tradizione che trascende il suo stesso significato religioso, diventando ormai un vessillo rappresentativo della cultura tarantina.
Sono giornate intense, piene di emotività e raccoglimento, di riflessione e rispetto. La Pasqua di per sé simboleggia la perdita, il dolore, ma anche la capacità di dare amore oltre ogni sofferenza, la necessità di credere e avere fiducia nei nostri mezzi, nelle nostre predisposizioni.
Taranto e la sua cittadinanza vivono i Misteri come avamposto folkloristico, certo, ma anche come momento ancestrale di rinnovamento. Per questo, ogni anno, ogni giovedì e venerdì santo, le vie del Borgo Umbertino e gli stretti vicoli della Città Vecchia – Isola Madre si assiepano e accalcano di umanità.
Ma quali sono questi Riti, nello specifico? E qual è la loro storia?
I Riti della Settimana Santa di Taranto: una storia spagnola
Ebbene sì, il legame tra Taranto e la penisola Iberica è radicato nei secoli dei secoli. Era il XVII secolo, e la dominazione spagnola sulla città dei Due Mari non era poi così fortunata. Carestie, guerre civili, epidemie, povertà, focolai di violenza. Su tutto questo nero, le roccaforti fideistiche del cristianesimo cercavano di restituire conforto alla popolazione tramite la preghiera. Infatti, il i giovedì santo le delegazioni delle confraternite tarantine visitavano i sepolcri della città e pregavano per la popolazione afflitta dalle piaghe. Il venerdì, le suddette delegazioni sfilavano in cortei per le vie dell’Isola, sempre per onorare e pregare il vessato pueblo. Una consuetudine dolente, che si trasformerà in un rituale più celebrativo soltanto nel 1765, quando la famiglia nobiliare dei Calò fece dono alla confraternita del Carmine delle statue del Gesù Morto e dell’Addolorata, commissionate ai maestri artigiani napoletani, e che furono le due raffigurazioni sulle quali si imperniò la prima processione dei misteri certificata, svoltasi venerdì 4 aprile 1765. Da quel momento, Taranto non sarebbe più stata la stessa, e il culto e la devozione verso la Settimana Santa avrebbe toccato vette importanti.
Aste, Perdoni, Troccole, Addolorate, Sepolcri: cosa succede durante i Riti della Settimana Santa di Taranto
La struttura dei Riti tarantini è canonica e segue l’iter procedurale di tante manifestazioni religiose celebranti la Santa Pasqua. Occorre specificare che le due confraternite rappresentano due chiese differenti di Taranto: la Chiesa del Carmine, posta nella città nuova, nel Borgo Umbertino, e la Chiesa di San Domenico, che si trova nel cuore dell’Isola Madre, a Taranto Vecchia.
L’Asta per le Statue
Tutto inizia la domenica delle Palme. Mentre i tarantini si scambiano ramoscelli d’ulivo, nelle congregazioni di San Domenico e del Carmine va in scena l’asta per le statue. Infatti, il numero delle opere dei maestri cartapestai napoletani è accresciuto nei secoli, arrivando a rappresentare tutto l’immaginario iconico della via crucis e della Passione di Cristo: Ecce Homo, la Cascata, Cristo all’Orto, la Sindone, la Croce dei Misteri. Per le confraternite, questo significa soprattutto raccogliere dei soldi che verranno donati agli enti benefici della città, attraverso le libere offerte dei confratelli.
Oltre le statue, elemento cruciale è la Troccola, uno strumento musicale a percussione diretta composto da una tavola di legno scuro, finemente intarsiata, sulla quale sono applicate delle maniglie che oscillando percuotono il legno scatenando un rumore cantilenante e ipnotico. Chi si aggiudica la Troccola avrà l’onore e l’onere di aprire il rito religioso, di dettare il ritmo delle intere processioni dei Misteri.
La prima posta di Perdoni: giovedì santo, Chiesa del Carmine
I confratelli di San Domenico e del Carmine per le Processioni del giovedì e del venerdì santo hanno dei tratti inconfondibili: si vestono da “Perdoni”, Perdune in dialetto tarantino. Una lunga tunica bianca che copre anche il volto, bordata da orlature blu e da crocifissi e medagliette, è la loro divisa ufficiale. Cammineranno scalzi per le vie del Centro e della Città Vecchia, in segno di penitenza e remissione dei peccati per onorare il sacrificio di Cristo.
I Riti iniziano il giovedì pomeriggio, alla Chiesa del Carmine: la prima coppia (posta) di Perdoni uscirà dalla porta di via Giovinazzi, prospiciente la famosa Piazza del Carmine e Piazza della Vittoria. I Perdoni hanno un incedere lento, che è detto “nazzecante” in dialetto tarantino. Ondeggiano come una barca che beccheggia sotto il rollio delle onde, fanno due passi, e si fermano. Così facendo, raggiungeranno tutti i sepolcri predisposti nel centro cittadino e nell’Isola Madre. Insieme a loro, anche la cittadinanza si unirà al cammino e alle visite presso i sepolcri delle chiese, tra borgo nuovo e antico.
La notte magica: l’uscita della Madonna Addolorata da San Domenico
I Perdoni dovranno compiere tutti i sepolcri entro la mezzanotte del giovedì, per rientrare nella Chiesa del Carmine. A quell’ora, contestualmente, uscirà la famosa statua della Madonna Addolorata. Un momento solenne. La Madonna è il simbolo di tutte le Madri del mondo, resilienti e spezzate dal dolore, eppure mai diranno una parola che non sia d’amore.
La città tutta si stringe intorno all’uscita della Madonna Addolorata, che meriterebbe un approfondimento ulteriore, sociologico e antropologico, sull’importanza evocativa che questa icona ha per tutta Taranto. Tutta la scena è incastonata nelle note delle marce funebri, splendide e dolenti, che la Banda Tarantina suona accompagnando i confratelli e la popolazione tarantina nella processione della Madonna Addolorata, che si concluderà solamente nel pomeriggio del venerdì santo con la statua che farà ritorno a San Domenico, dopo aver attraversato la Città Vecchia e il Borgo Nuovo.
I Misteri del Venerdì Santo: una storia di Passione
Dalla Chiesa di San Domenico alla Chiesa del Carmine, dalla quale alle 17.00 partirà la processione dei Misteri del Venerdì Santo, incoronata dalla sfilata di tutte le statue portate in spalla dai confratelli. I tarantini si accalcheranno lungo il corso cittadino principale, via Di Palma e via d’Aquino, pur di osservare con commozione ed emotività questo immenso corteo.
I Perdoni continueranno a nazzicare fino alle 7 del mattino seguente, quando ci sarà la memorabile “bussata” con il bordone, il bastone che accompagna i Perdoni nel loro tragitto, da parte del Troccolaro sul sagrato della Chiesa del Carmine: tre colpi netti e sfiniti, che certificano la terminazione dei Riti della Settimana Santa. Questo è il culmine conclusivo dei Riti, un momento in cui tutti si raccolgono e si stringono un po’ di più.
La fine
Quando tutti i Riti sono terminati, c’è una sensazione di straniamento. Ogni tarantino, confratello o spettatore, percepisce la stanchezza e la riflessività che attanaglia la città. Dolore, Amore, Supporto, Fratellanza. I vicoli stretti e bui di Taranto Vecchia illuminati dalla fiumana di gente che li viola per arrivare ai sepolcri. Le lacrime di chi trasporta la Madonna Addolorata in spalla. Gli sguardi che sezionano Taranto, che fanno riflettere sul destino di questa meravigliosa città. La Settimana Santa tarantina ha una sua vastità emotiva che è gigantesca.
La Settimana Santa, a Taranto, è tutto.
Viale Virgilio 113, Taranto, Puglia, 74121, Italy